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[Video] CasaCUS, Fernando Jorge: il CUS Cagliari come un club argentino

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L’esordio in campionato, i club argentini, il progetto e la stagione sportiva. Fernando Jorge, tecnico della prima squadra di hockey su prato del CUS Cagliari, è l’ospite di questa settimana di CasaCUS.

Sulla prima gara del campionato giocata sabato contro l’HC Suelli e terminata con una sconfitta Jorge commenta così«Ci sono tante cose positive. La squadra era quasi al completo anche se mancavano i due giocatori egiziani. Così è toccato a me scendere in campo, a 48 anni. Non avevo tanta voglia di espormi e di giocare ma una volta entrato in campo ho dato il mio contributo come giocatore ma non è quello il mio vero ruolo. Io devo stare dall’altra parte e seguire questi ragazzi. Il mio obiettivo è giocare con loro un playoff in A1. Non so quanto ci vorrà. Sto cercando di convincere loro che è possibile e che possiamo condividere una stessa visione. Questi ragazzi hanno ancora l’attesa del giocatore straniero che faccia quella cosa in più e loro collaborano. Bisogna invertire quella mentalità».

Jorge, nazionale Master, ha disputato negli ultimi anni i campionati Europei e Mondiali. Qui al CUS ha qualche giocatore nel quale rivede se stesso: «Davide Pischedda. È un giocatore molto forte, gli piace allenarsi ed è un simbolo, è il capitano. Centrocampista, molto grintoso e generoso». Tra il Fernando Jorge giocatore e il Fernando Jorge allenatore è netta: «C’è un abisso. Come allenatore, essendo laureato in Scienze Motorie ed essendo un docente, ho una mentalità molto più ampia. Come giocatore sono un agonista, abbastanza intollerante Giocare con i propri giocatori, a volte, diventa un problema per loro e anche per me perché pretendo qualcosa. In quel momento io non sono l’allenatore ma sono il tuo compagno che vuole vincere ad ogni costo»

Arrivato in Italia nel 2001, il tecnico cerca di portare al CUS Cagliari una buona parte della progettualità e della voglia di crescere delle società argentine, nel mondo dell’hockey e nel modo di fare sport: «L’Argentina è un’altra realtà anche se i due paesi si somigliamo. A livello sportivo, quando il ragazzo va in un club fa tutte le attività, cresce all’interno. Tutte le esperienze emotive, formative e anche sportive sono all’interno di quell’ambiente. Il giocatore si forma. A diciassette, diciotto anni hai uno sportivo formato. Qui in Italia non è così: si perde molto tempo, non si fa educazione fisica come si dovrebbe. I club sono settoriali, ognuno fa il suo sport. Uno non può giocare bene a hockey facendo solo hockey. Questa situazione va cambiata. Il ragazzo deve avere una esperienza motoria completamente diversa. In Argentina cai sono i club, che sono delle istituzioni molto ampie. Il CUS Cagliari somiglia ad un club. Mancano piccole cose all’interno ma ci stiamo lavorando. È questa la realtà che piace a me ed è per questo che ho sposato il progetto insieme ad Enrico Ruffi, Domenico Bresciani. Tutti collaboriamo per un obiettivo»

Chiusura dedicata al progetto hockey al CUS Cagliari, con una attenzione particolare per i giovani sportivi e sulla prossima gara in programma tra due settimane contro Città del Tricolore: «Sulla prossima partita non sappiamo ancora se ci saranno gli egiziani, non so se avrò la squadra al completo. Si prepara la partita ma dobbiamo saper improvvisare. Nel progetto giovanile ci sono molti ragazzi. Stiamo lavorando per ottenere un po’ più di qualità e su questo aspetto ci lavoreremo durante l’anno»

Guarda la videointervista sul canale YouTube del CUS Cagliari

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